LA MONTAGNA MADRE | Albergo Ristorante a Guardiagrele (CH) in Abruzzo, cucina tipica abruzzese,

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LA MONTAGNA MADRE

PANORAMA TRAVEL AGOSTO 2004

Stanotte il cielo di Chieti si è rubato la Maiella.Al suo posto ha calato una coltre di nebbia grigia.Dall’anfiteatro romano del museo La Civitella la sua assenza ferisce il panorama,spezza il semicerchio naturale che come un’eco ripete quello costruito dall’uomo in mattoni.<<In giornate come queste i teatini si sentono orfani>>,dice Adele Campanelli.<<Perchè a secoli la Maiella è la montagna madre:otre 2700 metri di forme tondeggianti e rassicuranti piene di caverne e anfratti,un riparo sicuro fin dalla preistoria>>.Adele,direttrice della Civitella,che assieme al Museo archeologico nazionale è il vanto di Chieti,non è nata qui.Ma in vent’anni di permanenza si è lasciata avvolgere dall’abbraccio protettivo di questa catena montuosa dalle frome femminili,tanto vicina al mare che nelle domeniche di primavera i più intraprendenti vanno a sciare di mattina e il tramonto se lo godono sulla spiaggia di Pescara.

Il nostro viaggio intorno alla Maiella parte dal <<suo>> museo,dove tutto quello che la <<grande madre>> ha restituito nei secoli -gioielli,statuette votive ritrovate nelle grotte sacre,elmi e frammenti di vasi romani-è esposto come in uno spettacolo.Una mamma generosa con chi vive aggrappato ai suoi fianchi.Solo di erbe selvatiche,nei prti a tutte le quote,ne spuntano centinaia di varietà.<<Cascinne,borragine,senape selvatica,dente di leone,cicorietta,folgie di papavero>>,snocciola come un rosario Peppino Tinari,proprietario con la moglie Angela del ristorante Villa Maiella di Guardiagrele,uno dei migliori di tutto l’Abruzzo.<<Saltate in padella con tocchetti di pane di mais:era il piatto unico dei contadini in primavera>>.Ora ben figura nel suo menù insieme all’agnello alle erbe e ad altre ricette della tradizione,alleggerite per i delicati stomaci moderni.Peppino è appena tornato da Filadelfia dove ha conquistato i clienti del ristorante La Croix,il migliore dell’anno,e soprattutto  chef francese che lo dirige.<<Prima di partire ho messo in valigia asparagi,erbe spontanee e ricotta;il resto è arrivato con il container da qui,compresa la farina macinata da un mulino di Guardiagrele.Il solito italiano con la caciotta nella borsa,diceva lo sguardo ironico di Jean-Marie La Croix.Dopo la zuppa di farro e di coniglio farcito al pecorino aveva già deciso di venire a fare uno stage nella nostra cucina>>.

Eppure fino a un secolo fa qui era fame nera.Soprattutto alla fine dell’inverno,con la dispensa quasi vuota e le nuove provviste ancora da preparare.Non c’era via di mezzo:i poveri riempivano lo stomaco di erbe selvatiche,i ricchi si strafogavano con la panarda,un’orgia gastronomica per soli uomini che celebrava la nascita di un figlio maschio o la partenza per il servizio militare.I commensali non potevano rifiutare neanche una delle 60 a meno di non finire nelle grinfie del guardiano di mensa...

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