Stato dell’arte dei grandi rossi.Ma al ristorante “girano “ancora”? | Albergo Ristorante a Guardiagrele (CH) in Abruzzo, cucina tipica abruzzese,

Flash Plugin not Present

Stato dell’arte dei grandi rossi.Ma al ristorante “girano “ancora”?

Food & Beverage - Maggio 2008

Le etichette-icona “tirano” ancora?Sono in crescita o in difficoltà?Quali i più o i meno richiesti?Abbiamo posto questi quesiti ad  alcuni ristoratori dei locali più rappresentativi della penisola.Tanti i punti in comune,ma anche  opinioni discordanti,che aprono la discussione.

Dopo il BOOM DEI SUPERTUSCANS E DEI PRODOTTI IPERCONCENTRATI E OMOLOGATI,oggi è in atto un’inversione di tendenza.Il consumatore,complice anche la recessione,sta ripiegando su vini più abbordabili,sia per rapporto qualità-prezzo sia sotto il profilo organolettico. Prodotti più beverini,meglio abbinabili con il cibo,proposti al giusto prezzo. Tutto ciò a favore di denominazioni minori,meno blasonate ma interessanti,a discapito di tante etichette-icona che tempo fa andavano  alla grande. Ma questa sintetica analisi è davvero una corretta fotografia dell’attuale  trend dei consumi di vino (rosso) nel fuoricasa? Per confortare le nostre osservazioni abbiamo intervistato alcuni ristoratori dell’Italia  centro-settentrionale,di fascia alta e medio-alta,con la speranza di capirne di più e di dare una più solida base empirica alle nostre osservazioni.

CORPO E ARMONIA

“Nel nostro locale gli italiani,e soprattutto gli stranieri,che si lasciano consigliare,richiedono i grandi rossi  abruzzesi:dieci anni fa non era così-dice Peppino Tinari  di Villa Maiella,a Guardiagrele(Ch)-Peraltro,lo zoccolo duro di chi voleva i grandi vini nazionali  è rimasto stabile”.Trova opportuno che le aziende abbiano un vino di punta?”Solo quelle che fanno davvero qualità,non tutte.In ogni caso i vini bandiera avranno sempre un loro spazio ,così come i vini facili;i  problemi li incontreranno  i prodotti intermedi.Anche  gli “sciroppi” non vanno più,la bottiglia va finita,si ricerca il giusto corpo e l’armonia,anche la barrique è in difficoltà a beneficio della botte grande”.E riprende:”Le fasce di prezzo che vanno per la maggiore sono sui  25-30 euro e sui 40-60 euro.Quanto ai vini,oltre a Valentini e Masciarelli,vanno bene  i piemontesi  Altare, Veglio, Revello, Mascarello, Conterno;un po’ di Toscana con Chianti Classico e Bolgheri(Frescobaldi,Cecchi,Antinori e Ca’Marcanda),e la campana Terredora”.

Dunque cosa emerge da questa rapide inchiesta?Par di  capire che la nostra analisi iniziale ne esca sostanzialmente  confermata.Scopriamo che produrre i grandi vini è sempre importante,ma i vini “griffati” sono destinati ad un consumo sempre più di nicchia,riservato a chi deve far bella figura,al vip,ai nuovi ricchi .Le “marmellate”invece hanno fatto il loro tempo,così come la moda della barrique,oggi considerata una mera variabile tecnica.In generale si vogliono vini  più beverini,meno conosciuti,dal giusto rapporto  qualità-prezzo,più facilmente abbinabili al cibo Non c’è invece molta uniformità  in merito alle fasce di prezzo pià “gettonate”.Quanto invece ai grandi rossi più richiesti,pare di notare una leggera preferenza per il Piemonte.La Toscana va  meglio con i vini di territorio,mentre i Supertuscans stanno soffrendo un po’.Ma si potrebbe  trattare solo di una pausa che prelude ad ulteriori ambiamenti:una sorta di ripensamento del mercato che,annoiato dai soliti nomi-icona,sta spostando il proprio asse sulla necessità di  gusto,equilibrio e gradevolezza,prima ancora che di blasone. E cerca,e pretende,etichette meno “fotocopia” e prodotti più caratterizzati.

In agenda